lunedì 28 marzo 2016

PER UN RINASCIMENTO PARMIGIANO: PARMA NON HA PAURA



di FRANCESCO GALLINA


Parma. Ottobre 2015. Un africano scavalca acrobaticamente la cancellata del palazzo in cui vivo. Sono le 2 di notte. Nel cortile ci sono garage - alcuni aperti - e almeno una ventina di biciclette. Il furfante gira, circospetto. Il buffet di bici è ghiotto, sebbene siano tutti vecchi catorci. Eppure ne adocchia una, appena più bella delle altre, legata con doppio catenaccio a una Graziella e contemporaneamente alla rastrelliera. Il catenaccio è resistente, con spesso strato interno di ferro e resistente rivestitura di gomma esterna. L'africano (si può dire africano o passo per razzista?) può scegliere tra venti bici, ma solo quella lo affascina, a tal punto che vi si avvicina e inizia a trafugare. Nell'arco di cinque minuti riesce a spaccare uno dei due catenacci (mistero della fede!), prende la bici, fa una telefonata. Intanto passeggia serenamente davanti alle telecamere che lo riprendono. Evidentemente, delle telecamere non gliene frega una fava. Sa che, comunque vada, resterà impunito. Prende la bici, si avvicina al cancello, alto più di due metri, e, senza alcun appiglio a cui appoggiarsi, scaraventa la bici a un camerata che lo raggiunge dall'altra parte. 
Piccolo dettaglio: quella bici era la mia. Ma per provvidenza manzoniana (?) la bici è ancora mia. L'ho ritrovata senza fanalino, senza cestello, senza luci, ma l'ho trovata e, grazie a un appostamento da 007, sono riuscito a braccare l'africano (un altro, mica quelli del video) e ho consegnato l'energumeno nelle mani della polizia (o erano carabinieri? la differenza?). Ma le mani della polizia e della magistratura sono buche e, come confessano le guardie stesse, il giovane passerà la notte in caserma; il giorno dopo verrà lasciato libero. Posso chiedergli di pagarmi quanto tolto? No, mi dicono i poliziotti (o erano carabinieri? la differenza?), può farlo solo se sporgo denuncia. E io non sporgo denuncia, perché perderei soldi e tempo, ma soprattutto soldi. Per un disoccupato i soldi sono importanti. Inutile nascondercelo, l'africano non avrebbe risarcito, facia 'd tola com'è a negare l'evidenza. 

Facciamo un balzo indietro. 2006-2008. Tre anni di notti insonni, notti nevrotiche. Il bar sotto casa mia diventa discoteca di depravati multietnici (multietnico fa più chic che africano, vero?) che gridano, cantano, alzano la musica a tutto volume. Avremo chiamato la polizia almeno 200 volte, finché una bella sera un carabiniere risponde (testimoniano le registrazioni telefoniche) che non può  mandare due uomini contro cinquanta esagitati. Cazzi nostri, insomma. Si apriva una questione filosofica: chi è meno degno, gli africani che fanno baraonda  o i carabinieri che palesemente non intervengono facendo rispettare la chiusura del locale alle 10?
2016: la gestione del bar è in mano ad altri stranieri, che accendono motori interni che disturbano la quiete notturna. Dalla padella alla brace. 





Ai tempi non esisteva il politically s-correct di #busillisblog, ma soprattutto non esisteva Parma non ha paura. Comitato per la sensibilizzazione sui temi della sicurezza, Parma non ha paura è stato fondato circa un mese fa da Luigi Alfieri, dopo che tra il 7 e l'8 febbraio ha sventato un furto di ladri in casa propria, in piena notte. Per chi non fosse parmigiano, Luigi Alfieri è uno dei maggiori scrittori e validi intelletti di casa nostra, che ha esportato la parmigianità in Italia e nel mondo, scrivendo libri come il fortunato Parma, la vita e gli amori. Storia della città dal mille al millenovecento (MUP, 2007) e Il sole e la neve, tradotto in diverse lingue. Luigi Alfieri è citato nel nono volume dell'enciclopedia Storia di Parma tra gli scrittori di rilievo degli ultimi 800 ottocento anni di letteratura parmigiana. 

Orbene, Parma non ha paura non è solo un comitato, ma un instant book, dal titolo omonimo, appena pubblicato, il cui ricavato sarà interamente devoluto ad un'anziana signora derubata. L'obiettivo è raccogliere 3000 euro. Ma Parma non ha paura è soprattutto un progetto volto a prosciugare il pantano stantio in cui Parma è sprofondata almeno a partire dagli anni '80 fino ai giorni nostri, dal punto di vista etico, politico, economico e culturale, fino a lasciarci sfuggire ignobilmente il Parmigianino parcheggiandolo a Roma, quando avremmo potuto guadagnarci su fior di quattrini. Le mostre si riducono e sono mal organizzate, gli eventi culturali ci sono ma sono o mal pubblicizzati o di scarso spessore. Eppure, secondo l'assessora (mi devo adeguare al vocabolario boldriniano, sorry) Laura Ferraris, la cultura a Parma è #piùmigliore. E siamo noi gli sgrammaticati, perché lei ci assicura che è permesso dirlo. Insomma, sono almeno vent'anni che Parma non è più quella attiva e dinamica del Dopoguerra, quella che Alfieri racconta facendo venire la malinconia anche a chi come me  non ha vissuto gli anni '60 (ma ha amato alla follia le grandi mostre di inizi anni 2000).

Una Parma entrata in quella che von Horvath avrebbe definito l'"era dei pesci", senza più Padri, senza più valide guide. E gli ideali? Fin troppi. Forse è il momento di rimboccarsi le maniche e sbattere in faccia la situazione in cui boccheggia l'ex piccola Parigi. Lo stato in cui versa la città è descritto con l'abilità di uno scrittore che ha svolto per anni il mestiere di cronista e capo redattore della Gazzetta di Parma. Dal centro in mano ai vu cumpra alla periferia inghiottita dai ladri, passando attraverso anziani truffati, quotidiani spacciatori in sella a bici rubate, negozianti che sono costretti a chiudere e gente che non vive più in pace. Una Parma, la nostra, che ha perso la bussola ormai da troppo tempo, novantaseiesima qual è nella classifica del "Sole 24" sulla sicurezza nei comuni. Siamo dietro Caserta, tanto per intenderci.

Le soluzioni proposte sono tante, ma prima di tutto viene ciò che per #busillisblog è da sempre un pilastro sacrosanto: il rispetto per chi la pensa diversamente, per chi esercita senza buonismi e perbenismi il proprio spirito critico. Le soluzioni si trovano solo immergendosi nei problemi della quotidianità (compresi i sacchi di rudo all'aria aperta), senza proclami e assurde promesse, ma con serietà, fermezza e civiltà. Perché cada una volta per tutte la leggenda secondo la quale esiste uno specifico mestiere di politico. Esiste gente competente e gente che non è competente. La Parma tratteggiata da Alfieri e dai simpatizzanti o amici del comitato, ha i tratti della depressa, impotente, le cui brillanti forze vengono ignobilmente soppresse da incapaci quaquaraqua. Alfieri la chiama congiura dei mediocri. Forse è ora che i parmigiani riscoprano l'antico sangue di una città che nel passato ha saputo essere vincente e competitiva, mettendo in campo intellettuali genuini, poeti o industriali che fossero. Uomini onesti, che avevano voglia di lavorare perché appassionati del lavoro che svolgevano. 

Forse è ora che Parma, dormiente perché alienata, riscopra sé stessa. Per riprendere possesso delle zone a rischio della città, il 31 marzo alle ore 21:30, a partire da Piazzale Barbieri, si terrà la camminata fotografica insieme a poeti, scrittori e personalità come Enrico Maletti, Gianpaolo Cantoni, Mauro Adorni, Corrado Medioli e, ultimo ma non ultimo, lo Dsèvod, la maschera parmigiana incarnata da Maurizio Trapelli. Ma anche per riscoprire le bellezze di Parma al chiaro di luna, bellezze che molti parmigiani, soprattutto quelli della nuova generazione, non conoscono affatto: è sufficiente che chiediate in giro ai primi passanti (parmigiani) che vi capitano sotto mano quali musei o quali tesori artistico-architettonici Parma custodisce. Io ho raccolto almeno una trentina di silenzi. Ma io sono anche quello dell'unica bici fottuta fra venti. Magari voi sarete più fortunati.