lunedì 26 ottobre 2015

IL NON PLUS ULTRA DEL CASTELLO DI SAMMEZZANO




di FRANCESCO GALLINA




Matteo Garrone lo ha scelto come location per una scena di corte nel suo magistrale Tale of tales (2015): la sterile regina di Selvascura vi mangia il pulsante cuore di un drago per restare incinta (maternità assistita ante litteram?).

Vi si fondono mirabilmente elementi e stili architettonici tipici di Persia, India, Iran, Egitto, Andalusia.
Il suo ideatore fu l'eclettico Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona: politico, ma anche fine intellettuale, conoscitore raffinato degli scritti danteschi, bibliofilo e persino botanico e ingegnere. Siamo a Leccio di Reggello, in provincia di Firenze, e stiamo parlando di un capolavoro mozzafiato: il Castello di Sammezzano, visitabile solo in pochissime date dell'anno, grazie all'impegno esercitato dai componenti del Comitato FPXA 1813-2013.
Azzardando, potremmo collocare il Castello fra l'esubero esotico del Vittoriale dannunziano e le atmosfere favolistiche della Rocca Mattei di Grizzana Morandi. Siamo di fronte a un esperimento originalissimo per collocazione e, allo stesso tempo, radicalmente legato a una secolare tradizione moresca che fa dell'Oriente arabeggiante il suo grande punto di riferimento.
Circondato da uno dei parchi più vasti della Toscana con gigantesche sequoie californiane, grotte artificiali, fontane e manufatti in cotto, l'interno l'edificio palesa un delirio scultoreo, un fiabesco tripudio di bellezza: si resta estasiati dal luminoso candore della Stanza Bianca, degli Amanti e da Ballo, nonché dagli intagli, dai virtuosismi architettonici e coloristici della Sala dei Gigli e della famosa Sala dei Pavoni.


 

Sala dei Gigli

#busillisblog sostiene Save Sammezzano, la petizione online  contro la messa all'asta della struttura che, in stato di abbandono, sconta il disinteresse dello Stato e rischia di diventare esclusivo resort di lusso. E l'esclusivismo, lapalissiano ricordarlo, esclude: il che è sempre pericoloso e profondamente anticulturale.   Dopo ben 6 interrogazioni parlamentari, non si è avuta ancora nessuna risposta da parte del Ministro della Cultura Franceschini. 

L'elevatissimo numero di richieste di visita da parte dei turisti dimostra quanto l'Italia potrebbe affrontare e - perché no - superare le sue tante difficoltà economiche grazie a un vitale turismo culturale. Turismo che sa prediligere le grandi città, i monumenti più famosi, ma anche quelli più nascosti, che soffrono l'isolamento e la noncuranza che, ahinoi, si toccano con mano: alcune pareti del Castello sono graffitate e anfore sono scarabocchiate da squallidi atti vandalici.


Così, affonda quel che di prezioso v'è in l'Italia , giorno dopo giorno, mentre si discute di civiltà e utopici ideali che guardano il cielo, non le perle della Terra da custodire e conservare. E allora viene da fissare la morta Torre dell'Orologio, con le lancette ferme, come l'orologio della stazione di Bologna. 
E scorre un brivido, una rabbiosa e profetica sensazione di abbandono, confermata - col senno di poi - da quella scritta in rilievo che campeggia nella Sala delle Stalattiti: 

Pudet dicere sed verum est publicani scorta – latrones et proxenetae italiam capiunt vorantque nec de hoc doleo sed quia mala – omnia nos meruisse censeo. 


Che tradotto, significa: "Mi vergogno a dirlo, ma è vero: esattori, prostitute, ladri e sensali tengono in pugno l’Italia e la divorano, ma non soffro di ciò, semmai del fatto che ci siamo meritati tutti i nostri mali."

E intanto? Dallo Stato verrà detto - se verrà detto mai qualcosa - di aspettare. Aspettare? Non plus ultra.
A buon intenditore, poche parole.




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