venerdì 13 gennaio 2017

DI QUANDO DANTE INVENTÒ IL "VETROGHIACCIO"



di FRANCESCO GALLINA



dipinto di Eulalia Pellegrini



Per Parma, è un Sant'Ilario all'insegna del vetroghiaccio. Parola inesistente, neologismo dell'ultim'ora, termine petaloso. Non compare su qualsivoglia enciclopedia o vocabolario. O forse no. Il primo ad aver letteralmente inventato il vetroghiaccio è proprio lui, il mitico Dante. Quello che vedete per le strade sparse di ghiaccio che non si è sciolto al sale (fenomeni paranormali?), non è altro che il Cocito dantesco, il lago dove giacciono - incastrate - le anime dannate di Caina, Antenora, Tolomea e Giudecca. Specchio di ghiaccio infrangibile, a tal punto che non si incrinerebbe neanche se ci piombassero sopra due monti (Dante cita il Tambura e il Pietrapana).

Scrive il Sommo, nel canto XXXII dell'Inferno:

Per ch’io mi volsi, e vidimi davante
e sotto i piedi un lago che per gelo

avea di vetro e non d’acqua sembiante.


Buon sant'Ilario con... Dante!