giovedì 17 marzo 2016

DIETRO AL PERBENISMO C'È IL SADISMO: EDMONDO DE AMICIS



di FRANCESCO GALLINA





Che Collodi fosse un ubriacone e giocatore d'azzardo, nessuno lo dice. Non era una cattiva persona, anzi, gli piaceva vestire i panni del toscanaccio dal cuore buono. Ma Collodi non era un perbenista: nel suo viaggio di iniziazione al mondo adulto, Pinocchio ne fa di cotte e di crude, provando sulla sua pelle  le conseguenze degli errori. Non ci sono leggi patriottiche che si riversano sopra il suo capin di legno. Pinocchio non è una storia patriottica.

Cuore, invece, sì. Impregnato fino al midollo di lacrimevole patetismo, il romanzo di De Amicis è - come quasi tutti i suoi altri - paladino di valori che non sono altro che luride teorie che la società appioppa sulla testa dei bambini. Non c'è vera libertà, in Cuore, perché Enrico, il narratore, è ingabbiato dalle paralizzanti leggi di uno Stato padrone. Ampollosa teatralità, gestualità monumentale, tono predicatorio, moralismo al glucosio: questo è Cuore, un agglomerato di sentimentalismo che trasuda valori egemonici quali la sacralizzazione della Patria e del corpo femminile, la figura del Padre despota, la venerazione dell'esercito, l'esaltazione dell'amicizia e della famiglia. Non solo: come vi abbiamo dimostrato, il comportamento del signor Alberto, padre di Enrico, anticipa caratteri boldriniani di buonismo inconsulto, nascondendo alla vista di Nelli "il gobbino" il quadro di Rigoletto, il gobbo, perché l'ospite non si offendesse, Rohani ante litteram (http://busillisblog.blogspot.it/2016/02/il-politically-correct-lha-inventato-e.html). Ma in tutta questa perfezione c'è qualcosa che dovrebbe far riflettere: la morte. Tutto gronda morte, dolore, magone, disperazione, depressione. Non si può essere felici, nella vita, perché c'è sempre da pensare a chi ha il piede storto, a chi è povero, a chi è cieco, a chi è sordomuto, a chi è rachitico, a chi ha freddo per l'arrivo della neve. E questo non è patriottismo e paternalismo, ma nevrosi bella e buona. 

E allora mi sono chiesto: chi era De Amicis? Già conoscevo la vicenda del figlio, suicida a 22 anni, poi mi sono imbattuto nella questione letteraria di Conclusione, romanzo scritto da un tal Calista, che è lo pseudonimo della moglie Teresa, che parla fa intendere tradimenti e violenze, litigi e incomprensioni, adulteri e scenate. Pura invenzione? Mica tanto, se leggiamo le confessioni all'amico Turati, in cui descrive un vero e proprio male di vivere che pervade il clima familiare. Fra l'altro, Edmondo e Teresa si separano burrascosamente, conoscendo oltretutto che il secondo figlio è frutto di un tradimento. Una vita amara, infelice, insopportabile. Non che la moglie fosse un angelo (ne ricaviamo una figura di donna altera e formale), ma sicuramente Edmondo predica bene e razzola male. Dietro alla melassa di consigli e divieti dati a Enrico Bottini dai suoi opprimenti familiari (fai questo, fai quello, rispetta tutti, ama tutti, e sticazzi), c'è la tragedia. Dietro al perbenismo e al buonismo c'è una sottesa e repressa forma di infida violenza.