sabato 1 ottobre 2016

UN POETA A CASO, MA NON TROPPO: MARINO MORETTI



di FRANCESCO GALLINA



C'è in Marino Moretti il gusto per la rappresentazione del grigiore quotidiano che avvelena le giornate del medio borghese di inizio Novecento. La borghesia non è interessata alla poesia, e allora la poesia si abbassa al suo livello. Programmaticamente. Anche questo è crepuscolarismo, soprattutto questo. Ma c'è anche l'uso di un lessico umile e di una sintassi franta e sincopata. 

Lirica con movenze prosastiche vicine al parlato e al cantabile, In cucina è tratta da Il giardino dei frutti di Marino Moretti, pubblicato nel 1915. #busillisblog ha deciso di proporla per la consueta rubrica poetica del sabato. Lungi dal roboante D'Annunzio, Moretti parla di "tegami /smaltati" (facendoli persino rimare con "t'ami"), di "mani che sanno / di carne cotta in forno": immagini antiliriche, insomma. L'ambiente della cucina è descritto nella sua massima sincerità, senza ampollose perifrasi, tendendo semmai a una semplicità che può tramutarsi in commozione e, solo talvolta, in delicata ironia. 

Accompagniamo la poesia con una sorprendente natura morta del pittore spagnolo Juan Sancez Cotan, vissuto a cavallo fra '500 e '600.


IN CUCINA

da IL GIARDINO DEI FRUTTI di MARINO MORETTI









Madre, se vuoi ch'io t'ami 
come ti conviene, 
resta fra i tuoi tegami 
smaltati bianchi e blu: 
vuoi ch'io ti voglia più 
bene, molto più bene?

Resta in cucina dove 
la tua dolcezza ha un gaio 
riso che mi commuove 
quando passa bel bello 
dall'acquaio al fornello, 
dal fornello all'acquaio;

poi va', corri in giardino 
e coglilo un rametto 
d'adusto ramerino
o di scherzoso alloro
o qualche pomodoro 
ancora un poco aspretto;

poi trita con un muto 
cenno le tue cipolle
giovani pel battuto 
e accortamente schiuma
la pentola che bolle, 
il bricchetto che fuma;

sì che, mentre la fiamma 
si fa sempre più roca 
nella cappa segreta, 
tu pensa che la mamma 
del giovane poeta
sa fare anche la cuoca.

Oh lascia ch'io ti prenda 
queste mani che sanno 
di carne cotta in forno 
e far sempre sapranno 
ogni buona faccenda 
fino all'ultimo giorno;

oh lascia ch'io ti dica: 
“Triste, mammina, triste 
sapere troppe cose 
e cercar fra l'ortica
o fra le vuote ariste 
rose e foglie di rose;

dolce invece sostare 
in questi vaghi odori 
guardando il focolare 
e i fumi di vapori 
che con labile volo 
escono dal paiuolo”.