mercoledì 30 dicembre 2015

L'INSENSATEZZA DEL CAPODANNO


di FRANCESCO GALLINA


AVVERTENZA: Il seguente post è ad alto tasso di impopolarità. 


Ma quanto  stupida e insensata è la Festa di Capodanno? 

Non ci avete mai pensato? Celebrare l'Anno Nuovo è quanto di più insensato vi sia. Perché? Perché è il risultato di una credenza religiosa nel vero senso della parola, cioè relativa a qualche cosa che è metafisico, e quindi non esiste. Che cosa si celebra? L'anno nuovo? No, si celebra la sciocca illusione che un anno nuovo possa portare più fortuna, amore, benessere. Come se il trascorrere del tempo migliorasse la qualità della vita. O come se dipendesse dall'anno nuovo la nostra vita. Insomma, in un mondo che sbandiera il proprio ateismo, casca l'asino proprio su quanto di più invisibile e inesistente c'è: il credere che il miglioramento della nostra esistenza derivi dallo scorrere di una lancetta. 

Il Capodanno è un patetico residuo leopardiano. Speriamo arrivi, perché tutto cambi, ma il giorno seguente siamo solo il fiacco risultato di una notte di bagordi, passata spesso a ingolfarci di musica orrenda ad altissimo volume. E ricomincia la routine. Quello che farà veramente la differenza non sarà la numerologia, il passare del tempo, la disposizione degli astri, ma la nostra volontà, il nostro essere disponibili al cambiamento, partendo da noi stessi, non dalle alte sfere. Che quelle sono alte, irraggiungibili e noiose. Politiche o religiose che siano.

Il Capodanno è una triste, tristissima nenia. Per chi vive da solo, per chi è all'ospedale, per chi crede - perché il Capodanno è una religione, ricordate? - che il 31 dicembre sia la Sacra Festa del divertimento, del godimento sfrenato. E gli altri giorni dell'anno? Quelli no: al massimo si vivono in attesa del 2017. Il Capodanno, insomma, è una gran baggianata travestita di felicità. 

Tutto questo, per dire poi cosa? Che non è lecito divertirsi? Certo che no. Basta che il divertimento non sia stabilito da una data, un appuntamento cosmico, ma sia dato dal civile incontro di persone che usano le loro mani per lavorare, fare, creare, e non se le sfracellano per un esplosivo mal gestito (in media 200.000 casi di ricovero all'anno). Persone dotate di quel buon senso che fa piacere e che non viene dall'alto dei cieli, ma da un cervello dotato di intelligenza. Piacere, quello vero, non quello del "strafacciamoci di coca" o dell'incontenibile conato di vomito dopo 20 drink. Quello è il divertimento dei miseri, la goduria degli stolti. 

E allora, #busillisblog vi augura un buon 2016, sì. A voi lettori (passati, presenti e futuri), fedeli o passeggeri, che mi avete seguito in questi primi sei mesi di vita politically-scorrect. Ma sarà come dire "buon 2015", perché tanto non sarà quel 6 a cambiare le cose. Eppure Agostino ci credeva, quando scriveva che "senarius numerus perfectus est". Quella lancetta che segnerà il 2016 non sarà altro che una lancetta, il battito di un ciglio, non certo un simulacro pagano, un feticcio angosciante.

Il Capodanno mi ricorda un po' il '68: grande baldoria per il nulla assoluto. Basta aprire un qualsiasi libro di storia e vedere che la storia è bella senza grandi illusioni. E scoprire, magari, che le lenticchie sono squisite se accompagnate da purè e zampone. Senza nessun altro condimento. Senza nessun'altra vana scaramanzia. Perché il Capodanno è anche questo. Soprattutto questo. Per questo anch'io, come Gramsci, odio il Capodanno.