venerdì 22 gennaio 2016

LA DONNA A METÀ: QUANDO LO STUPRO È LEGITTIMATO DA DIO



di FRANCESCO GALLINA


Le vostre spose per voi sono come un campo. 
Venite pure al vostro campo come volete, ma predisponetevi.





Per un musulmano che segue il Corano - perché chi non lo segue è un miscredente e merita la pena di morte - le donne valgono la metà dell'uomo. Secondo le leggi coraniche una donna non può mai provare una violenza sessuale e, qualora lo facesse, sarebbe lei ad essere condannata per adulterio. Per Allah, le donne sono "come un campo" (2, 223) su cui si può piantare e seminare come all'uomo pare e piace. Se l'uomo vale il doppio della donna è perché l'uomo è il prediletto di Allah, e Allah gli acconsente di essere preposto alla donna. Amaro è il destino di coloro che non si sottomettono al volere dell'uomo: che "insubordinate" siano dunque lasciate "sole nei loro letti" (4, 34) e battute. Il corpo delle donne dev'essere coperto, e si copre ciò che è estremamente peccaminoso e legato alla materia, alla carne: è un'ideologia vecchia come i greci. Un velo nero che soffoca un corpo è un velo nero che cela qualcosa di orribile e schifoso agli occhi dell'uomo. Pochi hanno il coraggio di dire che quel velo è un insulto uno stupro al corpo e alla sua psiche: ne sono conferma le donne siriane che, uscite dal Califfato Isis, si sono liberate del niquab nero con il sorriso sulle labbra. Un corpo coperto è un non-corpo, è un corpo violato, schiacciato: un corpo su cui tutto si può fare. Sono fondamenti culturali, si dice, nascondendo il fatto che la Cultura non è altro che una forma laica di Religione, e viceversa. Parole svuotate di senso, che vengono dal cielo del nulla.

Date le premesse, quale differenza c'è tra lo stupro di un branco di musulmani e lo stupro occidentale? Per Federica Mogherini, Alto Rappresentante della Politica Estera, non ci sono differenze. E avrebbe ragione, se non avessimo dato le premesse, appunto. L'atto dello stupro è vile sempre e comunque, ma è la legittimazione che cambia le carte in tavola. Se lo stupro è stato organizzato e premeditato da musulmani, quello stupro non è loro responsabilità, ma volere di un Dio superiore, altissimo, infallibile e dalle qualità talmente elevate da essere irraggiungibili. Come dire: se lo dice Allah, allora è la cosa giusta. D'altronde, Allah è Akbar, cioè "il più Grande", e davanti alla grandezza di Allah i miscredenti devono solo soffrire e morire. Se la donna è un campo e se la donna è europea, quindi miscredente, se ne deduce che quanto successo ha lo stesso valore che per Attila aveva gettare il sale sulla terra o per un cane segnalare il suo confine con il piscio. 

Per risolvere il problema, loro hanno Allah. E noi? Noi il suo surrogato: l'Amore. Che cosa? Avete capito benissimo. I più efferati omicidi, in Italia, ottengono sconti di pena non appena si cita in appello l'amore, cioè qualcosa di estremamente astratto che l'occidente (anche cristiano, anzi, soprattutto cristiano) ha accolto a partire dalla fine dell'Alto Medioevo: è stato sufficiente che gli arabi penetrassero in Spagna, gettassero il loro sperma nella Linguadoca dei trovatori e lasciassero fecondare il tutto in Francia, Sicilia, Italia e Germania. Gli stessi cluniacensi erano attratti dal mondo mozarabico e, nel tentativo di sconfiggere il pericolo saraceno, si sono lasciati influenzare con quanto di peggio avevano da offrire: la Causa Agente, il Primo Immobile deresponsabilizzante (cioè il peggio della cultura greca che tanto continuiamo ad osannare).

Noi occidentali siamo i maestri della deresponsabilizzazione. Noi occidentali siamo gli inventori del raptus e il bifidus actiregularis. Cioè di cose che non esistono. Ma soprattutto siamo artisti nel gettarci la altrui merda addosso, di attribuirci colpe di altri pur di far i buoni, quasi che esprimere un pensiero politicamente scorretto sull'islamismo sia un delitto. Anche in questo caso, la ghigliottina per autotagliarci la lingua, la prendiamo da loro. Donatella di Cesare, ad esempio, scrive sul Corriere della Sera qualcosa che ci pare aberrante: "Piuttosto si deve credere che quegli uomini, per lo più giovani, abbiano interpretato la festa di Capodanno come l’occasione per divertirsi all’occidentale, in modo disinibito, spregiudicato, sfrontato. Come se ogni limite dovesse cadere, o fosse già caduto.". A questo punto, la responsabilità di quanto accaduto non è neppure più Allah, e nemmeno l'Amore. No, la colpa di tutto è nostra, perché tutti sanno che noi uomini, per Capodanno, stupriamo le donne. 

Con questi ragionamenti dovremo farci l'abitudine sempre più spesso: quanto più lo spirito della deresponsabilizzazione penetrerà nei nostri cervelli (una sorta di berlusconiano "complotto" che ci lava da ogni colpa), tanto più saremo tali e quali ai nostri conquistatori: sottomessi. Islam: nomen omen. Sottomissione, rinuncia, sacrificio. Morte.

Il rapporto della "Bild" scrive che la polizia ha avuto un mandato dal Ministero degli Interni di sottovalutare e non insistere su informazioni quando avvengono reati commessi da immigrati per non rompere la pace sociale. Sottovalutare, pace sociale: eccolo l'astrattismo che risalta fuori, gli alti spiriti a cui ci pieghiamo. Le Idee prima delle Cose: Platone, islamico ante litteram, ben lo sapeva che, qui sulla terra, tutto è sbiadito e di valore dimezzato. Come la donna, appunto. Lo stupro commesso da un uomo, qui, non è godurioso e luminoso come nell'Iperuranio. E se lo stupro è dogma di Allah, e Allah è Bene Supremo, allora lo stupro gravita nella sfera del Bene. 

Le basi ci sono tutte. Le basi per un Nuovo Medioevo, nuovi angeli, nuovi demoni, nuove divinità. Quello che è avvenuto a Colonia si spiega molto facilmente, perché appartiene a una cultura. E le culture è meglio lasciarle perdere. C'è il rischio che diventino culti.