mercoledì 17 febbraio 2016

FRA EROS E VOLUPTAS: IL PALAZZO DUCALE DI PARMA


di FRANCESCO GALLINA


Il soffitto della Sala dell'Aetas Felicior, incorniciato da una citazione della
II Bucolica di Virgilio: "Trahetas sua quemque voluptas".


Ultimamente, gli eventi culturali degni di nota, a Parma, si contano sulle dita di una mano. Fra questi è da segnalare il recente Due Cuori e un Castello, organizzato dall'Associazione Melusine e diramatosi fra il Palazzo Ducale di Parma, il Castello di Torrechiara e il Castello di Roccabianca, per celebrare San Valentino nel bello che solo i grandi maestri del passato sanno offrirci.
La visita guidata è stata condotta da  Alessandra Mordacci e Lia Simonetti ed arricchita dall’Ensemble Silentia Lunae (Maurizio Cadossi, violino barocco; Maria Caruso, soprano, violino barocco, viola da gamba; Richard Benecchi, liuto e tiorba), che ha proposto un concerto intitolato “Amorosi Intrecci”: una panoramica tra lo splendore delle arie e sonate strumentali del Seicento italiano composte, fra gli altri, da Biagio Marini, Marco Uccellini e Andrea Falconieri, attivi presso la corte Farnese a Parma. 


Sala degli uccelli


Sabato 13 febbraio siamo così andati alla scoperta degli splendidi affreschi della residenza farnesiana, ora sede militare e centro dei RIS, eccezionalmente aperta al pubblico per poter non solo godere dei gioielli artistici che contiene, ma venire anche a conoscenza dell'antica conformazione del Parco Ducale, fra aneddoti e suggestive ricostruzioni storiche. Basti pensare ai cosiddetti Du Brasé, oggi "decontestualizzati" all'interno del cortile di Palazzo Cusani (Casa della Musica), ma un tempo grandi protagonisti di una gigantesca fontana - adornata di coralli, smalti e oro - che padroneggiava l'odierno spiazzo antistante il Palazzo. 

Deliziosa chicca, questo paesaggio nordico
di Jan Soens.
Un monumentale scalone settecentesco conduce alla magnificente Sala degli Uccelli, dove troneggia un enorme lampadario in cristallo che rischiara il soffitto ornato a stucco da Benigno Rossi, dove, in ottagoni, sono incastonate più di duecento uccelli di diverse specie. Nelle sale interne, gli splendidi cicli pittorici, risalenti variamente ai secoli XVI-XVII, rappresentano storie d’amore prevalentemente tratte dalla mitologia e dalla letteratura italiana, testimoniando la raffinatissima vita culturale e profana che allietava la Corte dei Farnese nel Cinquecento. Passiamo attraverso la Sala delle tre Leggende, affrescata dal Malosso e impreziosita da due paesaggi del fiammingo Jan Soens; la Sala dell'Amore affrescata da Agostino Carracci; la Sala di Alcina, la più antica, affrescata da Girolamo Mirola  con la collaborazione del Bertoja (Jacopo Zanguidi), con scene tratte dal libro VII dell'Orlando Furioso; la Sala di Erminia, stuccata dalle infiorescenze di Carlo Bossi e decorata con affreschi di Alessandro Tiarini, raffiguranti scene della Gerusalemme liberata; la Sala d'Orfeo affrescata dal Mirola e dal Bertoja fra il 1568 e il 1570, con scene della storia d'amore di Orfeo intervallate da altorilievi scultorei di magistrale fattura.


Splendido dettaglio della Sala di Erminia, dove si ritrae
un volto di donna dietro le vetrate di una finestra.

Si approda infine nella spettacolare Sala dell'Aetas Felicior o del Bacio. Ispirata all'Orlando innamorato del Boiardo e affrescata da Mirola e  Bertoja nel 1570-73, raffigura il mito di Amore e Venere e l'età felice. Notevole il tripudio di colori, la resa pittorica delle colonne di cristallo e i paesaggi sfumati, nebbiosi, eterei.  


Sala dell'Aetas Felicior, detta per ragioni ovvie "del Bacio".

Sono in corso importanti opere di restauro, che saranno in futuro aperte alla cittadinanza, fra le quali si annoverano le opere di Cesare Baglioni a pianterreno. Un appuntamento a cui #busillisblog non mancherà.