mercoledì 28 ottobre 2015

IN CASA MIA IO SONO IO, OVVERO DELLA PROPRIETÀ PRIVATA



di FRANCESCO GALLINA



Fra Buonanno che propone il bonus pistola - solito com'è a esibirsi in spettacoli pagliacceschi - e certa sinistra italiana che si arrampica ai dati che vedrebbero il calo di furti nelle abitazioni, sta in mezzo come un palo luminoso, ma per molti opaco, il sacrosanto diritto alla proprietà privata.

Che cosa vuole dire? Che ci sono limiti sacri che devono essere rispettati. Che esiste uno spazio - il mio spazio - ben concluso, perimetrato e registrato al catasto, che condivido con te solo e soltanto se te lo permetto. Non è un caso che il vicino di casa, quando suona al campanello per chiedervi il sale o una cipolla, si arresti al tappeto, che è l'unica proprietà privata calpestabile da tutti anche se di proprietà privata. Insomma, avete capito. A meno che non sia la bella pollastra del pianerottolo, il vicino di casa, per parlarvi, non schizzerà nella vostra camera da letto, ma si fermerà fuori, a meno che non siate voi a invitarlo ad entrare.
Ciò che è mio non è tuo e ciò che è tuo non è mio. Solo nel momento in cui fra noi due ci fosse affinità di pensiero o umana civiltà, allora, potremmo frequentarci da buoni amici.
Ciò che è mio non è tuo e ciò che è tuo non è mio. Repetita iuvant. Vale per la casa, ma anche per i titoli di studio. Conosco personaggi che vedono di cattivo occhio un laureato solo perché loro, svogliati quali sono, non hanno avuto né il tempo né il desiderio di faticare sui libri. Sono discorsi senza senso, ma anche il comunismo sfrenato è senza senso. Non lo ha mai avuto, e ha sempre, costantemente, imperturbabilmente, fallito. I dirigenti comunisti dell'Europa Orientale del secondo dopoguerra sono sempre stati falliti che hanno preteso con la forza che anche i loro concittadini scivolassero al loro livello di fallimento: è un atteggiamento comunista, non marxista. Marx, i parassiti, li avrebbe scagliati all'inferno (la vignetta è, dunque, filosoficamente sbagliata, ma gustosissima). E i ladri, dopotutto, non sono altro che miseri parassiti. Sbruffoni, oltretutto, perché credono che il ladro sia tu, che hai fatto soldi e che, per questo, sia causa primaria del loro stato di povertà. Cioè tu non dovresti vivere nella tua una casa, simulacro del capitalismo assassino e blablabla. Almeno, dico, almeno, dovresti avere la misericordia di condividere con lui - il ladro - i tuoi averi, cioè abbassarti al suo livello. Questo è solo "buonismo". Quel tipo di buonismo che viene a fare tabula rasa di ciò che di più prezioso caratterizza l'umanità: il rapporto. Ma il rapporto umano non si stabilisce sulla base del barattolo vuoto di gelato scosso dallo zingaro alla stazione di Roma Termini. Il rapporto umano è rapporto di pensiero, è rispetto, è interesse reciproco: nel momento che io regalassi un euro al mendicante, quell'euro sarebbe infruttuoso, perché casuale, guadagnato senza un lavoro effettivo. Il rapporto, questo sconosciuto. Esattamente ciò che manca, per inteso, ai politici che rubano, agli italiani che non pagano le tasse. Sono ladri anche quelli: ladri in casa loro. Pidocchi parassiti. Laddove manca il rapporto con la legge, crolla qualsiasi rapporto con l'uomo, che fa la legge. E allora si precipita nell'homo homini lupus, fomentato da una magistratura del tutto incapace di applicare la legge. La polizia e i carabinieri (che non sono la stessa cosa), sono solo quelli che vanno a finirci in mezzo, ingiustamente.

Democratizzare le armi significa democratizzare le morti.
Ma giustificare i furti come conseguenza dell'estrema, disperata povertà, è discorso comunista e francescano (i francescani, d'altronde, erano mendicanti). E c'è qualcun altro che li ricorda... mi sfugge il nome...
Anche se i furti sono in calo, ci sono sempre. E sono una delle più gravi violazioni che un essere umano possa subire, a livello fisico e psicologico.
Ai ladri, di rubare, non glielo prescrive il medico: mettano in conto che entrare nei luoghi privati, perché acquistati con soldi che non sono i loro, potrebbe voler dire uscire orizzontali. 

Il sindaco vicentino Joe Formaggio ha rilasciato l'affermazione: "In casa mia io sono Dio".
Sbaglia: essere Dio equivarrebbe alla possibilità di seviziare un figlio, di sgozzare una moglie; di spaccare il soffitto, e far cadere giù i vicini del piano di sopra. 
E allora? Allora, mettiamola così:"in casa mia, io sono io".
E il fatto che sia io, basta e avanza, senza scomodare metafisici numi. Dio è sconfinato. Io, invece, è un confine precisissimo: violarlo è pericoloso per tutti.