mercoledì 7 ottobre 2015

L'ARTE SI TRASMETTE GENETICAMENTE? NO.



di FRANCESCO GALLINA



La musica si trasmette geneticamente. Questo, quanto ribadito in una puntata di un programma di Rai5 da me amatissimo che, per clemenza, non menziono. L'affermazione è semplicemente inaccettabile, frutto di filosofico innatismo da quattro lire.


Cosa s'è detto? Che esistono da sempre famiglie di musicisti e direttori d'orchestra. E fin qui ci siamo.
Anche il mio panettiere è figlio di un panettiere.
Di lì, però, se n'è fallacemente dedotto che si tratta di una questione ereditaria. A sostenerlo è anche uno studio dell'Universita' di Helsinki (Finlandia) guidato nel 2013 da Irma Jarvela. Cosa vuol dire? Beh... come se un po' di farina  del panettiere-padre si fosse insinuata nel suo sperma tanto da concepire e formare un panettiere-figlio. Detto altrimenti, se i figli di Bach erano musicisti, è perché nel barocco seme di papà Johann s'era incastrata qualche nota. Spermatozoi musicali, insomma. Non è un idea nuova: durante il positivismo, pseudoscienziati come Lucas e Michelet la chiamano "teoria dell'impregnazione". Come dire: se i tuoi sono alcolizzati, lo sarai anche tu. 

Vi è chiaro come il discorso non regga? Come si fa a dirsi a-priori musicisti, artisti, scrittori, idraulici?
E se, invece, dicessimo che i figli di Johann sono diventati musicisti perché il padre, a posteriori, ha infuso loro l'amore per la musica? Eppure, se andiamo alla ricerca di leggi universali, nemmeno questa seconda spiegazione - plausibile - reggerebbe. Perché? Perché io sono un letterato figli di matematici puri. Sarò stato pure immerso da palanche di libri sull'algebra applicata! Ma mi sono appassionato ad altro. Ed è proprio qui il segreto: ho deciso io, di fare quel che mi pare e piace. Non m'hanno trasmesso nulla i miei? Tutt'altro! L'amore per lo studio, prima di tutto. Ma da lì a dire che nei miei geni vi fosse la matematica, una scienza perfetta poi!, io che critico la perfezione in un romanzo, no no no, non ci siamo mica.
Il discorso della trasmissione ereditaria vale per questioni somatiche e, quindi, accidentali. Che io abbia i capelli biondi o bruni interesserà solo a L'Oreal, di certo non a me.
Persino quel demente di Platone, nella Repubblica, arriva a sfatare in parte la credenza (ma solo in parte, eh!). Scrive:

"il dio, quando vi ha plasmato, nella generazione di quelli tra voi che sono capaci di esercitare il potere ha mescolato dell'oro, perciò sono i più pregevoli; in quella delle guardie, argento; ferro e bronzo nei contadini e negli altri artigiani. In quanto dunque siete tutti congeneri, per lo più genererete una discendenza simile a voi, tuttavia può accadere che dall'oro nasca prole d'argento e dall'argento d'oro, e così via secondo tutte le possibilità."


Insomma, finiamola di dire fesserie. La musica, l'arte, il sapere si trasmettono. Punto. Aggiungere geneticamente non solo non ha alcun senso, ma è patologico. Lo vediamo nella logica malsana del capo d'azienda standard, che pretende che il figlio frequenti il liceo scientifico anche se il figlio è portato ad aggiustare i motorini.

Il problema del sapere genetico se lo pongono gli pseudo-scienziati da quattro soldi, scienziati che però, per dire scemenze, di soldi ne ricevono anche più di quattro. Il mercato delle scemenze è un pozzo di diamanti. E i diamanti durano in eterno, come le scemenze.