giovedì 16 luglio 2015

"IL PIACERE", OVVERO DELLE INDEGNE COPERTINE DEI LIBRI



di FRANCESCO GALLINA


Nelle piccole e grandi librerie è difficile trovare una copertina che sia degna di essere considerata tale. Contenutisticamente, potrebbe essere una fetecchia il libro che stiamo scrutando fra gli scaffali  ma, se la copertina sa il fatto suo, saremmo indotti ad acquistarlo.

Ci sono gioiellini di copertina come Nemesi di Philip Roth (Einaudi), Il canone del tè di Lu Yu (Quodlibet), La società degli animali estinti di Moore Jeffrey (Isbn), La terra della prosa a cura di Andrea Cortellessa (L'Orma), 10 Corso Como di Carla Sozzani (Rizzoli), Mali minori di Simone Lenzi (Rizzoli), The Adventures of Beekle: The Unimaginary Friend di Dan Santat (Brown and Company) per non parlare di Lui è tornato di Timur Vermes (Bompiani), Giallo giallo - yellow yellow di Frank Asch con le meravigliose illustrazioni di Alan Stamaty (Orecchio acerbo editore) e quel capolavoro magistrale del Codex Seraphinianus di Luigi Serafini (Rizzoli). O, ancora, mi piace ricordare le sfiziosissime copertine della casa editrice cremonese Tapirulan, frutto di una stimolante collaborazione con eclettici illustratori di eccellente qualità.
Poi ci sono le copertine fatte male. Banali. Senza gusto. Brutte.
Ci sono persino quelle sbagliate: per fare un esempio su tutti, le Lettere di John Fante edite da Einaudi con l'immagine di copertina che riporta il volto del poeta Stephen Spender. Ma Spender non ha scritto le lettere di Fante, tutto qui.
E, infine, si giunge all'insulso regno delle copertine insensate. È il caso de Il Piacere di Gabriele d'Annunzio appena pubblicato da Mondadori. Io non so cosa sia successo ai grafici e preferisco non saperlo, ma vorrei incontrarli per benedirli ed espiarli dal peccato che hanno commesso.
L'intento è lapalissiano: scatenare gli ormoni femminili davanti ad un bel fusto nudo, inanellato, tatuato e infiocchettato. Ci manca solo la frusta.
Ora, chi conosce l'opera sa che D'Annunzio indulge sì su particolari erotici, ma lo fa con la grazia (e, non nascondiamo, la noia) che gli si addice. D'Annunzio è un uomo raffinato che si pasce dei colori del lusso, non un pischello davanti a un fondo bianco. Questa copertina, con tutto il rispetto, non solo travisa l'opera contenuta, ma sfida ogni buon senso: è il cattivo gusto fatto carta, non il piacere, ma la sua negazione. Va bene per un'opera di James o Moccia, non per D'Annunzio. Questione di letteratura, non di moralità.
Nonostante ciò, se il libro andrà a ruba, ci sarà da fare i salti di gioia, non temendo che, nel futuro, siano magari Belen e Stefano De Martino a comparire sulla facciata dei Promessi Sposi.