martedì 7 luglio 2015

LA MECCANICA DELLE EMOZIONI, OVVERO DELL'ALFA ROMEO



di FRANCESCO GALLINA




Dopo la matematica dell'amore arriva la meccanica delle emozioni.
Non solo è macchina l'Alfa Romeo Giulia, ma anche chi la guida, se seguiamo il ragionamento intrinseco al secco messaggio dello spot che in questi giorni circola in TV. Ma le emozioni sono meccaniche? L'uomo è una macchina? E ancora: quali emozioni possono contenere le macchine, che siano automobili o singoli ingranaggi? E soprattutto: che cosa sono le emozioni, parola di cui noi tutti ci affoghiamo quotidianamente la bocca? Se ci definiamo alla stregua di macchine, quali emozioni possiamo provare?
La risposta è semplice: nessuna. Perché la meccanica non ha emozione. L'emozione, semmai, è nell'ideare e plasmare la meccanica, e l'unico essere che può farlo è l'uomo. Sta qui la fallacia dello spot, che tuttavia ha enorme successo. Perché? Perché è ben musicato e girato in modo notevole. Perché l'auto è veramente bella. Ok. Ma non basta. Il messaggio è tutto. E un comunicatore sa che, se vuole avere successo, deve adeguarsi alle credenze. Cioè? Siamo macchine, cioè non ci regoliamo secondo libero arbitrio, ma  c'è qualcuno - Dio? Ahura Mazda? il Destino? la Natura? - che ci guida sulla strada della vita.
Siamo di fronte a una novità? Sì, una novità di 2500 anni, se va bene. Un'idea talmente pitagorica (d'altronde, recitava lo spot della Bravo GPL, I numeri non sono mai stati tanto belli), platonica, aristotelica, telesiana, galileiana, positivista e cyberfiga, che è veramente difficile staccarsene. Mica per niente la cibernetica radicale di metà '900 era così ossessionata dalla neurologia e dagli studi del cervello umano: crede(va) che il cervello fosse una macchina e che la macchina potesse sostituire l'uomo, anzi, essere lei stessa l'uomo, il superuomo. Di qui l'arduo quesito, alla base dell'informatica moderna: uso meccanico dell'uomo o uso umano della macchina? Adeguiamo l'uomo alla macchina (Turing, Von Neumann) o la macchina alle esigenze dell'uomo (Licklider)? O, meglio ancora, come sosteneva Wiener, ci impegniamo a promuovere un uso umano dell'essere umano?

Il matematico Norbert Wiener conosceva perfettamente i rischi della meccanizzazione: sostituire con la macchina non solo il braccio, ma anche la mente degli uomini, i futuri, cioè attuali, schiavi meccanici. Ovvero? Bambini che contemplano i tablet come Santa Teresa in stato catatonico. Lo vuole il Fato. Ma lo vogliono anche gli arconti italiani a capo del Ministero della Pubblica Istruzione. Chissà se ne nasceranno pedagogiche emozioni. Tutt'al più saranno meccaniche, cioè prive di pensiero. Almeno finché l'attenzione sarà proiettata sulla macchina, e non su colui che la crea (non meccanicamente).