lunedì 20 giugno 2016

LA CAPPELLINA PENITENZIALE DI CAORSO, UNA CHICCA FRA ARTE E MISTERO



di FRANCESCO GALLINA




Il premio della critica attribuito dalla giuria del Concorso Letterario Internazionale Vallavanti - Rondoni al mio romanzo inedito L'anello che non tiene, è stata la piacevole occasione per visitare una sorprendente chicca artistica solo di recente aperta al pubblico: la Cappellina della Rocca Mandelli di Caorso, in provincia di Piacenza. La cappella, però, non è stata commissionata dai Mandelli, nobili vissuti sotto e al servizio del cinquecentesco ducato farnesiano. Dagli archivi sappiamo infatti che agli inizi del '600 la famiglia Mandelli si estingue e la Rocca diventa proprietà di un'altra famiglia, il cui stemma ovale con fasce oro e azzurro, raffigurato all'interno, resta ancora di ardua attribuzione.




La cappellina, dopo essere rimasta ignota per almeno due secoli, è stata restaurata di recente, sebbene corrosioni, polverizzazioni, opacizzazioni e deiezioni di uccelli abbiamo rovinato del tutto alcune aree. Ma sono stati proprio gli uccelli ad indicare, con il loro passaggio attraverso una feritoia, l'esistenza di un luogo murato e inesplorato, che ora si raggiunge tramite una strettissima e ripida scala. Chi è alto quasi due metri come il sottoscritto troverà difficoltà, dato che la volta a botte ellittica raggiunge la sua massima altezza a 1.80 m. L’accesso al locale è sormontato da un cartiglio che riporta la data 1606, molto probabilmente la data in cui sono state affrescate le pareti. La volta è un cielo notturno cobalto con stelle d'oro di memoria ravennate. Il ciclo di affreschi non segue una linea cronologica. Ci accoglie il disegno preparatorio di un alberello, segue una Morte con la falce, la Sacra famiglia con San Giuseppe che sgrossa un’asse mentre la Madonna è intenta a cucire, la Fuga in Egitto con la Vergine che allatta, la Visitazione di Maria da parte di Elisabetta. 




Al centro l'Annunciazione vede Maria e Gabriele poggianti su un pavimento che richiama con quello reale, anche se orientato diversamente, al fine di creare un'illusione di continuazione spaziale. Sulla parete opposta sono affrescati San Francesco che riceve le stigmate, la Natività della Vergine, la presentazione al Tempio, l'Adorazione dei pastori e un curiosissimo Angelo/Demone - dotato di ali pipistrelline e pelosa zampa di bestia - che visita Cristo. Al centro la piccola finestra sormontata da uno stemma ovale di oscura identificazione. Uscendo, ci si imbatte in un Ecce homo, che fa da pendant con la Morte. Naturalmente il ciclo può essere letto al contrario; di certo, l'uso della cappella doveva essere per scopi prettamente penitenziali. Ma tanti sono ancora i segreti e le possibili scoperte che possano fare luce su un luogo delizioso ancora avvolto nel mistero.