mercoledì 6 aprile 2016

L'ABUSO DELLA PAROLA "RAZZISMO"


di FRANCESCO GALLINA


L'articolo Le pretese dei clandestini (http://busillisblog.blogspot.it/2015/08/le-pretese-dei-clandestini-ovvero-della.html) ha avuto un seguito incredibile, e per questo sono qui a ringraziare tutti voi che lo avete letto, condiviso, apprezzato e criticato. È un pezzo volutamente scomodo o, come sono solito dire, politically scorrect. Radicalmente scorrect. Non a caso è stato pubblicato sull'importante blog "Critica Impura" (https://criticaimpura.wordpress.com/2015/08/27/le-pretese-dei-clandestini-ovvero-della-corda-che-si-sta-spezzando/), non fosse altro perché è impuro, e ne fa un vanto. Nasce altresì dalla consapevolezza che avrebbe smosso la catara coscienza di qualche uomo perbenista, che è arrivato - rendendomi persino profeta, e me ne compiaccio - a definire quanto scritto non solo razzista, ma persino xenofobo. Mai previsioni furono più soddisfatte, nel bene o nel male. Li conosco fin troppo bene quelli che vedono il razzismo ovunque.
Ne ho tratto anche la sensazione che viviamo in un Paese manicheo fino al tracollo. Potessimo, su certi temi ci scanneremmo (gay, ebrei, animalismo, e chi più ne ha più ne metta): io, però, starei a guardare divertito, in un angolo, come un novello stoico. Non ho voglia né di scannare né di essere scannato.

Allora, ecco questo nuovo post, che è una riflessione, non certo una risposta a chi pretende di avere la verità in mano. Per loro, non ho tempo da perdere.
Ma che cos'è, insomma, il razzismo?

Partiamo, dunque, dalle basi. Il razzismo, sin dai suoi inizi marcatamente illuministici, considera l'uomo alla stregua di un ingranaggio all’interno di un disumano universo-macchina, regolato da predefinite e, oserei dire, divine e gelide leggi matematiche. Anche per questo – ma non solo – reputo gli Illuministi poco illuminati e per niente laici, anzi, religiosissimi più che mai. Sono proprio gli osannati Diderot e D’Alambert a credere che bianchi e neri discendessero da diversi progenitori. Vi si aggiunga l’attrazione che gli Illuministi nutrono verso l’ideale di canone trasmesso dalla classicità (quello di Fidia, Policleto & co.):


in altre parole, la perfezione, l’apollineo, la candida proporzione trasmessa dal neoclassicismo di Winkelmann. Con il primitivismo, si radica l’idea che l’intelletto primitivo possa accogliere solo nozioni concrete, mentre quello superiore possa sviluppare concetti astratti e, solo per questo, più belli, più validi. Migliori. Il tema è profusamente trattato nel thriller De Perfectione (Helicon, 2012).
Fallacia delle fallacie. Di lì, l’Europa diffonde l’idea della civilizzazione. Al di là della pretestuosità dell’intento (che sappiamo era esclusivamente politico-espansionistico), si inizia davvero ad intravedere il vero nocciolo del razzismo: educare, o meglio, ammaestrare quelle – al tempo – che sono considerate delle bestie. E bestie e uomini non sono per niente uguali. Sa va sans dire? Mica tanto, date certe idee che si fanno spazio di questi tempi.
Ovvero: il vero razzismo spersonalizza l’essere umano ritenuto
inferiore e, spersonalizzandolo, lo aliena dal libero arbitrio e dalle sue azioni che ne derivano, cioè l’unica cosa per cui l’uomo può essere giudicato. E può essere giudicato perché non siamo macchine, ma esseri pensanti, e il pensiero nulla ha a che vedere con le macchine. Il cuore del razzismo sta proprio qui, nel suo misticismo di fondo.

Poi venne de Gobineau, Galton, de Lapouge, Lombroso, Rosemberg, Hitler, Mengele ed eugenetica compagnia bella. Ma non siamo a un convegno sulla storia del razzismo. Mi chiedo allora se il mio articolo, a questo punto, abbia a che fare con il razzismo o si permetta invece di fare una scomoda considerazione empirica su quanto si stia verificando in questi giorni ed è attestato non solo da parole, ma da foto e video. Qui ne trovate uno, dove non siamo noi - brutti e senza cuore bianchi razzisti - ma i clandestini stessi:  http://www.imolaoggi.it/2015/07/20/protesta-dei-clandestini-vogliamo-il-condizionatore-e-biglietti-per-il-bus/
Tutti contestano? No, sarebbe generalizzare: è altrettanto vero, però, che la cronaca e le Forze dell’Ordine riportano diversi casi che fanno riflettere. Gli uomini non devono essere trattati come bestie, in nessun modo, ma, se ospiti, accontentarsi almeno a breve termine di quello che viene loro concesso: su questo punto, non ci dovrebbero essere storie, ma tant'è. Poi siete liberi di pensarla come volete (se non siete d’accordo, non solo non vi considererò bestie, ma nemmeno amebe).
Un altro punto, ad esempio, sarebbe capire una volta per tutte che l’uomo non è né Dio né infinito, così come né divina né infinita è la Terra. Il mondo è di tutti, è vero, ma ci sono dei limiti spaziali, temporali, vitali e legali che non possono essere trascurati, così, per sembrare più buoni. Le utopie sono antiumane. I velli d’oro portano solo rovina: Medea e Giasone fanno la loro meritata fine, sempre insoddisfatti come sono. E allora, abbracciare la cruda realtà è, forse, la soluzione migliore. La realtà è limitata, le politiche sono limitate, gli spazi sono limitati, i desideri sono limitati, tutto è limitato, ma non vogliamo dirlo, perché scardineremmo un tabù.
Ultima riflessione, siccome siamo uomini e facciamo uso della parola. Ormai razzismo, come amore e umanità, non è più una parola, ma un purissimo flatus vocis: tanto abusato quanto vuoto significante. Vederlo ovunque, ma proprio ovunque, denota scarso spirito critico.