giovedì 28 aprile 2016

LO SPOT LUFTHANSA E LA REDUCTIO AD CHIMICAM



di FRANCESCO GALLINA



Bambina ( a bordo di un auto) - Papà! La spinta è creata dalla propulsione, è questione di fisica
Bambina ( in sala di attesa) - L'aerodinamica di un aereo è questione di fisica
Bambina ( in aereo) - La capacità di carico anche questione di fisica
Bambina ( in aereo rivolta al suo peluche) - E quanti si sentono a proprio agio a bordo?
Hostess (alla bambina) - Questo è questione di chimica.





Simpatico come un riccio nelle mutande, il nuovo spot della compagnia aerea Lufthansa ha per protagonista una bambina saputella con gli occhiali - odioso stereotipo del secchione - che delira discutendo ossessivamente di questioni di fisica con chi si trova accanto. Una futura ingegnera che crede di applicare schemi concettuali desunti dalla matematica e dalla fisica alla realtà che la circonda. Infatti non riesce a costruire alcuna relazione con i suoi interlocutori, che la compatiscono fissandola con occhi esterrefatti. Già di per sé sarebbe sgradevole, ma il meglio/peggio si palesa alla fine, quando la hostess mette a tacere la marmocchia rispondendo alla sua ultima domanda prima di dormire (si spera). 

Quella elegante hostess dall'accento germanico teorizza semplicemente una reductio ad chimicam. In altre parole il principio di piacere che il viaggiatore prova dipende dalla chimica. Non dipende dall'educazione degli addetti, non dal cibo offerto ai clienti, non dalla comodità dei sedili, non dal rapporto di fiducia fra passeggeri e piloti. No, dipende da atomi, particelle, molecole, equilibri chimici, reazioni prestabilite matematicamente col misurino. Quindi predeterminate dalla natura, non libere: è la logica del film Inside Out, per cui ogni sentimento si riduce a emozione, e ogni emozione si trasforma in un prodotto del cervello concepito alla stregua di un computer. 

Quella che vuole l'amore e il piacere come derivati chimici è una delle frontiere più stupide, ma per questo mondialmente sostenute, del nuovo scientismo, che crede di controllare il mondo attraverso l'elaborazione di tassonomie matematico-scientifiche a cui fare aderire la realtà. I sentimenti si riducono a mero calcolo, con la conseguenza di essere disumanizzati e di essere quindi facilmente traslati al mondo animale, facendo coincidere uomo e animale. La moda della chimica dell'amore è destinata a imporsi, grazie a studi che fanno venire i brividi solo a leggerli. Pensiamo all'antropologa Helen Fisher che ha sottoposto "37 persone, pazzamente innamorate, a uno scanner di Risonanza Magnetica cerebrale funzionale. 17 erano felicemente innamorate, 15 erano state appena lasciate, e stiamo iniziando ora il nostro terzo esperimento: studiare persone che si dicono ancora innamorate" per concludere che "l’amore è dentro di noi. E’ profondamente integrato nel cervello. La nostra sfida sta nel capirci l’un l’altro.". Per la Fischer esistono quattro tipi di personalità: gli esploratori, i costruttori, i direttori e i negoziatori, e ognuno di loro differisce a causa della chimica cerebrale, nello specifico a variare sono i livelli di dopamina e serotonina. Queste due sostanze sarebbero implicate con il ruolo svolto da testosterone ed estrogeni. Insomma, noi non amiamo se non ne siamo determinati chimicamente da sostanze. La prossima tappa sarà inventare la medicina dell'amore, per normalizzare i valori di dopamina e serotonina. 

E siccome siamo noi di #busillisblog a non capire, non ci resta che consigliare alla Lufthansa di condurre in futuro migliori controlli sui piloti. Può darsi che Andreas Lubitz avesse uno scompenso chimico. O forse è solo questione di psichiatria. Ma questa è un'altra storia.