lunedì 14 settembre 2015

FRANCESCA PELS, OVVERO DI UNA POETESSA DI STRADA


di FRANCESCO GALLINA






Nella sua ricerca di artisti e validi talenti - gente interessante, insomma -  #busillisblog si è imbattuto nella produzione letteraria di Francesca Pels, studentessa di Lettere a Milano, che si è gentilmente offerta per un'intervista.


Cara omonima, benvenuta su busillisblog! Dunque, partiamo dagli elementi basilari. Il tuo cognome è Pelosi, ma sovente lo sostituisci con Pels. Perché questo pseudonimo? A me fa venire in mente il termine tedesco pelz, peloso. È forse un gioco di parole?

Caro omonimo, ci hai preso. Quando iniziai a scrivere e pubblicarmi – al liceo, ancora solo online – era necessario uno pseudonimo: dopo aver tentato vari giochi linguistici, l’amputazione di quelle due vocali, che escludono un io, mi convinse. Parlavo ancora un po’ di tedesco, il richiamo a pelz fu immediato, ma anche a Faul-pelz, fannullone, che è fra gli insulti più diffusi per chi si scelga come fede parole e letteratura, da parte di chi ne dimentichi o neghi l’importanza, per chiamare gli uomini anche umani; io volevo fare del mio meglio per rammentarcelo, la sfida era innescata. Così, Francesca Pels fu.



Come i tuoi studi influiscono sulla passione per la scrittura? 

Studio Lettere alla Statale di Milano, rovesciando la domanda credo si possa capire come e quanto la passione per la scrittura abbia influito sui miei studi. È facile intuire che i due ambiti sono legati da un forte rapporto di osmosi, che però non è sempre stato conciliante: infatti, se consideriamo la scrittura come concretizzazione spontanea della mia inclinazione letteraria, dobbiamo anche avvertire, per sincerità, che gli studi universitari, purtroppo, hanno ridimensionato gli entusiasmi che in loro riposi. Non è occasione per dilungarmi a parlare di programmi mai rinnovati o docenti che sembrano capitati in aula per caso, per sventura, quindi mi limiterò a dire che i miei studi influiscono sulla scrittura per forza – oserei. Non sempre in modo vivificante e produttivo.


Produci sia prosa che poesia. Hai una particolare predilezione per uno dei due macro-generi o dai loro “pari opportunità”?


Ho sempre una predilezione, ma non in assoluto. Dipende; da cosa voglio dire, da dove e a chi lo dirò e da come mi sento. Confido nella prosa come forma di (auto)analisi, per spiegarmi e spiegarmi cose, ma in questa società della fretta penso sia innegabile la supremazia comunicativa del verso e per questo nei miei interventi pubblici, finora, le poesie hanno avuto la meglio.


Quali temi, contenuti e stili caratterizzano la tua produzione? E qual è la tua personale poetica?

LIBER- Festa della Liberazione
La mia poetica si riassume in precisione e dis-indifferenza. Compito del poeta è scegliere parole puntuali, fino pungenti, per ritagliare un’isola di sensi e significati precisi da offrire a chi legge – o ascolta, nel marasma di questi tempi in cui possiamo essere dappertutto senza esistere nella realtà reale. Perciò sono pignola e maniacale quando tratto parole, siano esse in prosa o in poesia e in poesie concise, fulminee oppure narrative, deputate a musicalità e discorsività; in ogni caso, tratto stilistico comune risulta la puntigliosità, che si accompagna a un fascino ostinato per la punteggiatura, per parlare, soprattutto, di presente e uomini.

Quali autori del passato – o del passato prossimo – fungono per te da modelli? Le correnti poetiche che preferisci?
In lett(erat)ura non sono ingorda, ma onnivora sì: ogni autore è degno di essere preso a modello e qualsiasi opera insegna qualcosa. Non è un giudizio mosso da bontà, credo; piuttosto furbizia. Comunque non mi esimo dal fare nomi, i miei, quelli che più di altri mi accompagnano: Ungaretti, Pizarnik, Pessoa, Calvino. Sulle correnti ho le idee meno chiare, forse perché sempre diffidente nei confronti delle etichette come contenitori di esperienze e persone, però l’Ermetismo e la vecchia, antica Scuola Siciliana hanno ricevuto da me particolari studi e dediche.

Fra le tue poesie ci sono anche traduzioni di classici latini. Qual è il tuo rapporto con la letteratura greca e latina? Nel mondo della traduttologia si dice traduttore-traditore: oggi, per far riscoprire i classici, quanto è importante il rispetto filologico del testo?
Ho fatto un liceo classico, la mia educazione ha origine nella classicità, cui aggiungerei la tradizione indiana – Lingua e letteratura sanscrita è stato il mio primo esame universitario, gli devo la concezione della parola come potenza creatrice (penso all’Atharvaveda, per citarne uno) e l’amore per la poesia: Kālidāsa, Amaruka, Bihārī Lāl… Fra i miei maestri classici primeggia Orazio, a lui ho dedicato la maggioranza di traduzioni e studio (in particolare Odi e Ars poetica). Ricordo mi colpì che la sua immodestia sia risultata modesta, nel dire che i suoi versi sarebbero sopravvissuti finché fosse esistito  l’impero romano, mentre, invece, sono giunti fino ai nostri anni duemila. Del mondo greco, dirò un’ovvietà, ma mi rimangono soprattutto insegnamenti dalle tragedie. Al primo posto – forse meno ovvio – l’Eracle di Euripide. Insomma tornare indietro, prima di andare avanti, come insegna Dante. Per quanto riguarda il rispetto filologico nella traduzione, dei classici come anche di un testo in lingua straniera, penso sia punto di partenza indispensabile, insufficiente però se l’obiettivo è farsi capire, addirittura interessare, distanti centinaia, migliaia di anni o chilometri.

La poesia di strada è la tua vera grande passione: quali sono i luoghi dove esponi? E soprattutto quali sono le modalità attraverso cui diffondi le tue opere? Quale la ricezione e le reazioni del pubblico?
Poesie d'amore per chi rimane
Per me, la poesia di strada è poesia pubblica; che si fa pubblicata in spazi pubblici. I miei preferiti sono metropolitana, tram, fermate degli autobus, parchi e i muri cittadini. Oltre ai murales o poster, la mia modalità originaria e più tipica sono le installazioni site-specific, cioè scrivere una poesia o raccolta specificamente per il luogo dove voglio collocarla e lì installarla, possibilmente di giorno, per gustarmi le reazioni alla perfomance, finora positive: nessuno si è mai lamentato, alcuni indifferenti, altri incuriositi, per fortuna, e quasi sempre affascinati. Un signore, una volta, in occasione di un’installazione per la Festa della Liberazione, dopo aver raccolto alcune mie poesie, andò a casa e tornò con dei versi suoi in regalo, mentre a Genova, un pomeriggio, un uomo che aveva assistito a un’installazione mi fermò per mostrarmi che aveva una mia poesia conservata nel portafogli. La poesia di strada per me è anche questo, combattere l’idea di letteratura e poesia disincarnate. Ogni parola, prima di essere parola, è l’uomo che l’ha pensata, detta o scritta.

In mezzo alla frenesia e al cemento armato di una metropoli come Milano, sotto quali forme e stimoli la parola poetica può manifestarsi in tutta la sua potenza? Operi anche in altre città?

Trasporti poetici
Certo, ogni volta che ne ho occasione, anche se Milano resta la città dove ho passato e passo più tempo.
Come ti accennavo, credo che la forma più adatta alla poesia urbana sia l’installazione, per esempio i Trasporti Poetici, il mio primo intervento, datato aprile 2013: una raccolta di poesie sui mezzi pubblici in senso metafisico, poiché parlano delle esperienze di viaggi e viaggiatori urbani, e fisico, perché appesi le poesie proprio sui vagoni della metro gialla, corda e carta sui sostegni, all’interno dei treni. Seguita da Spaccare il minuto, poesie con tempi di lettura, per cogliere un minuto poetico dagli alberi al parco, Poesie d’amore per chi rimane, otto componimenti amorosi installati sulle panchine, in otto punti di Milano, per chi d’estate resta in città; Ingredienti, ovvero grappoli
QRPoetry
di poesie, le Tende poetiche e QRPoetry, discreti QR Code per diffondere versi nelle attese metropolitane. Questi gli esempi principali. La modalità rimane l’installazione, soprattutto parole concise ed evocative. Semplice potenza verbale a catturare occhi nelle frette della metropoli, come mostra – purtroppo – la forza degli slogan pubblicitari.

Nel tuo fare poesia, quanto è importante il legame con l’immagine, che sia essa arte figurativa, murales o video?

Genova, Festival Internazionale Poesia di Strada
Poco. Onestamente, troppo poco. Ho sempre considerato la parola forma comunicativa a sé bastante e più adatta a me di altre, pertanto ho cercato di usarla il più possibile in purezza. Però credo sia innegabile la forza che una commistione d’immagine e parola ben riuscita possa produrre – penso a fumetti e graphic novel, che divoro e a cui guardo, da tempo, con curiosità e invidia. Il futuro della letteratura potrebbe situarsi non molto lontano.





Nel mondo della poesia di strada è fondamentale il “sincretismo” fra poetiche diverse. Con quali altri poeti di strada sei in contatto o hai collaborato? 

Tende di poesie
La scena milanese offre un gruppo variegato: spesso collaboro con Mister Caos, ste-marta e i ragazzi del collettivo Tempi diVersi, che più che poesia di strada, fanno reading. I contatti si tengono a livello nazionale, soprattutto con chi ho potuto incontrare grazie a giornate ed eventi condivisi: penso al Festival Internazione di Poesia di Strada, l’anno scorso a Genova, per esempio, oppure al più recente Restart - Walls Art Fest di Cassina de’ Pecchi. Il MEP, Gio Evan, Ma Rea che già conosci, Opiemme, Poesie Pop Corn, Poesia Viva Lecce, Alfonso Pierro, Adele Cammarata, per nominartene alcuni che ho avuto piacere di incrociare.
Parli di sincretismo e parlavo di voglia di sperimentare la fusione fra più arti: quando la poesia scende dagli scaffali delle librerie incontra scrittori, lettori, attori, street artist, pittori, fotografi, musicisti… Questa la preziosità della poesia che fa strada.

Infine, quali i tuoi progetti “scriventi” per il futuro?

Ingredienti
È da parecchio che lavoro una raccolta di racconti, voglio concluderla e vederla pubblicata – voglio, non “vorrei”, bisogna essere convinti almeno sulla carta – e sempre nell’ambito prosa, ché di recente è questo che le mani mi portano a scrivere, ho in mente di dedicarmi a un progetto di letteratura erotica. Abbiamo iniziato con una sfida per lo pseudonimo, concludiamo con un’altra: mostrare la forza e la capacità delle parole d’intrattenimento e inter-esse, ancora, nonostante tutti i mezzi di distrazione di massa, grazie all’argomento più contagioso di sempre, il sesso.
In parallelo sono in progetto alcuni interventi murali e l’intenzione di qualche nuova installazione, insieme a un tentativo di scrittura e fotografia che, ambivalente, avrà nome: Riflettere.
Quasi dimenticavo, anche laurearmi, prima o poi!