giovedì 24 settembre 2015

LA GIOCONDA, BELLOCCHIO E IL PONTE DI BOBBIO


di FRANCESCO GALLINA





Di Bobbio ho un ricordo molto bello della mia adolescenza, a casa dei miei zii. Ci sono stato due giorni una sola volta, ma mi è entrato nel cuore: l'Abbazia di San Colombano, il Castello Malaspina, l'affrescatissima Cattedrale di Santa Maria dell'Assunta, Palazzo Alcarini e il famosissimo Ponte del Diavolo. Di lì ad innamorarsi della cinematografia di Marco Bellocchio è stato un passo: mi sono divorato tutti i suoi film, da Pugni in tasca a Bella addormentata, passando per quelli meno conosciuti e nati per caso come Sorelle Mai. Poi, ecco che arriva Sangue del mio sangue (2015), ora in concorso a Venezia 72,  che già dal trailer lascia intuire un'ottima fotografia e un cast di grande levatura, Herlitzka e Timi in primis. L'unica cosa che scoccia è vedere sempre gli stessi attori, ma non le stesse location. Per chi conosce Bellocchio, sa che Bobbio e il Trebbia sono i suoi ossessivi luoghi dell'anima: bisogna accettarli così come sono.  Nel trailer, il Ponte del Diavolo compare al minuto 0.26.



Bellocchio dice che questo film è una resa dei conti, ma i conti, quelli veri, non li ha fatti con l'ultima scoperta che vede Bobbio e il Ponte del Diavolo - o Ponte Gobbo - per protagonisti.
La ricercatrice Carla Glori, in collaborazione con gli Architetti Bellocchi di Piacenza (Bellocchi senza o finale, così, per non fare confusione), ha condotto una lunga e dettagliatissima indagine per dimostrare la tesi secondo la quale la Gioconda - Bianca Sforza, moglie di Sanseverino signore di Bobbio - sarebbe stata dipinta secondo la prospettiva che si poteva avere al piano superiore del Castello Malaspina e che il ponte che si vede alle sue spalle, sarebbe proprio il Ponte Gobbo.

Per accertare la localizzazione del punto di vista di Leonardo, ci si è basati su uno studio certosino del castello come appariva nel secolo XV: la studiosa teorizza che il ponte, nel dipinto, non avrebbe la caratteristica gobba stando nella prospettiva se ne poteva avere dalla finestra sulla facciata nord-est del castello: il suo spostamento un po' all'indietro nel dipinto, allineandolo meglio, troverebbe giustificazione nella necessità di farlo stare per intero nel quadro. Una comparazione del ponte Gobbo con disegni originali del XVIII secolo che lo raffigurano a cinque archi sarebbe un'ulteriore prova dell'alta compatibilità con il capolavoro leonardesco. Non solo. Secondo la Glori gli ofioliti della Pietra Parcellara, il Lago di Lagobisione, i versanti rocciosi della val Tidone, i crolli subiti dal ponte troverebbero riscontro nel paesaggio dipinto alle spalle della donna. 
Benché io sia stato da sempre contrario alla mistificazione creatasi attorno alla Gioconda, benché fino ad ora ognuno ha visto nella Gioconda quel che voleva vedere, e benché questo studio resti pur sempre a livelli puramente teorici, ho trovato la ricerca estremamente suggestiva e condotta secondo criteri filologici, storici e geografici molto minuziosi e quindi, solo per questo, ammirevole. In questi casi, si spera solo che il punto di vista sia davvero quello identificato e che non si tratti di un castello di... sabbia. Se le cose stessero davvero così - ma anche se non stessero così - il prossimo film di Bellocchio è già scritto. Per Bobbio sarebbe un gran colpo di... campanilismo.