mercoledì 30 settembre 2015

"INSIDE OUT", FRA FRITZ KAHN E UN NOCIVO DETERMINISMO PSICOLOGICO


di FRANCESCO GALLINA


Inside out sarà un film figo quanto si vuole, esteticamente bello, pupazzoso, divertente, variegato e soprattutto a dimensione familiare, per il bambino di 8 anni come per il nonno di 90. Questo film ha tutte le qualità tecniche, registiche, creative che un film di animazione deve avere. La Pixar, in questo, si rivela da sempre una garanzia. 

Ma... #busillisblog fa di mestiere il bastian contrario. E fare il bastian contrario non è facile, perché si va contro il gusto delle masse, risultando talvolta antipatici. Però, siccome per questo film sono stati scomodati dalla stampa i nomi di Freud e Jung - come se poi i due fossero simili - arrivando persino a sostenere che questo film spazza via la psicanalisi, psicologia e tutto il resto - perché per le masse psicanalisi e psicologia sono la stessa cosa -, tentiamo allora una semplice analisi. Semplice e onesta. Ci basterà il trailer. Se non l'avete già fatto, guardatelo attentamente.



Avete fatto? Bene, ora osservate questo video. Vi spiegherò più avanti di cosa si tratta.





Ritorniamo al film: c'è una bambina, sua mamma e suo papà. 
Le sue emozioni sono esseri che si muovono nella sua testa: hanno logica e parola. E quindi? Le emozioni sono voci dentro a cervelli dalla struttura meccanica: vi troviamo display, pulsanti, quadri elettronici. L'idea di un cervello meccanizzato non è per nulla originale come potrebbe sembrare, ma rivela una marcata ipoteca deterministica, cioè lascia passare la vecchissima e malsana idea che non siamo noi a decidere, ma il nostro cervello decide per noi. Se permettete, non è cosa da poco. Il cervello è una massa, noi pensiamo grazie al cervello, ma non è il cervello che pensa e agisce per noi. Nel film, invece, è palesemente così: 
Gioia, Rabbia, Tristezza (il pupazzo più ciccioso e carino), Disgusto e Paura guidano i protagonisti. Pensateci un attimo: i personaggi del film è come se fossero marionette gestite da esseri interni, ma alieni. Se non partissimo da questo punto, non capiremmo lo scopo primo del film: farci conoscere le emozioni. Che sono nostre, intime, difficilmente classificabili, ma ci vuole un film per farcele conoscere. Che siamo noi, in realtà, a dare vita alle emozioni, ma il film in questione ci dice il contrario: sono le emozioni che ci tengono in vita. Il che è semplicemente assurdo.

Guardiamo la questione sotto un punto di vista filosofico: se io uccidessi un uomo, chi è che lo ha ucciso? Io o le emozioni? Sono le emozioni che dirigono l'azione dell'uomo o il pensiero? E il pensiero coincide con le emozioni? E le emozioni coincidono con i sentimenti? Stando al messaggio del film, il raptus è ammesso, perché il raptus (un'invenzione degli psicologi) sarebbe un'azione dettata da una fulminea emozione (negativa, evidentemente) provata nei confronti di qualcuno: il raptus, infatti, è sempre una valida attenuante: si responsabilizza l'emozione, non il soggetto, se per soggetto intendiamo coincidenza di io e pensiero. Dove per pensiero intendiamo un flusso che nulla ha a che vedere con organismi computerizzati ed elettrici. Quella del determinismo è una montatura filosofica che ha radici antichissime: potremmo farlo partire dallo zoroastrismo (anno 1000) per ritrovarcelo tra i piedi ancora nello scientismo contemporaneo di Hawking e Mladinow. In mezzo c'è stato il positivismo, Darwin, Taine, Hitler. E c'è stato anche Fritz Kahn, fisico tedesco autore del semisconosciuto Grande Libro della Natura, di cui riportiamo la recente copertina che si ispira alle sue splendide (ma inquietanti) illustrazioni in bianco e nero. Da questi disegni è stato elaborato il secondo video che vi ho mostrato. L'idea di Inside Out è solo più colorata e "bambinizzata", ma è la stessa, identica, medesima di Fritz Kahn.



Cosa vuol dire determinismo? Che l'uomo non è dotato di libero arbitrio, ma c'è qualcosa out (Dio, Provvidenza) o inside (Natura, Razza, Ambiente) che determina tutto ciò che fa. E lo determina perché segue una logica altra rispetto a quella dell'uomo. Quindi l'uomo è uno schiavo o, peggio ancora, l'uomo si comporta come una macchina; è una macchina.
In tutto questo, però, dov'è l'intelligenza? E l'emozione è solo impulso intrattenibile e animalesco (infatti, nel film, hanno emozioni anche gli animali)?

Forse sono solo io, ma mi è bastato il trailer per essere colto da una strana sensazione (non emozione!): di non essere più in casa mia, nel mio corpo, ma che ci siano dei diavoletti che lo governano. Non solo non è una sensazione piacevole, ma è anche psicologicamente nociva.